I doni inaspettati

È sempre una forte emozione: uno stupore misto a gioia immensa quando qualcuno arriva e ci regala quello che ha e lo dona a noi. Il fatto che qualcuno ci pensi e agisca lasciandoci un regalo ci rende sempre felici. Da quando siamo in viaggio ci sono capitate delle belle sorprese a questo proposito, per esempio Giuseppe in provincia di Macerata ci ha ospitati nel suo fienile e ci ha regalato pomodori, cetrioli, rucola del suo orto, mentre suo fratello ci ha regalato dei rosari fatti a mano da lui, Luca in provincia del Sud Sardegna ci ha stupiti con un pacco di caffè, delle batterie e una ricarica per il fornello a gas per contribuire al nostro viaggio. Una signora in Puglia ci ha offerto della frutta fresca mentre ci stavamo rinfrescando all’ombra degli alberi, tantissimi amici sparsi nella bella Italia ci hanno offerto pranzi e cene deliziose, con prodotti tipici e anche qualcosa da portarci con noi in viaggio. Francesco ci ha regalato due suoi bellissimi quadri, alcuni amici e conoscenti ci hanno sostenuto con un contributo economico facendoci una donazione tramite il nostro blog.

Siamo aperti all’abbondanza, in un viaggio del genere ti rendi conto di quanto poco ti basta per vivere, per viaggiare…per essere felici e sereni e per due persone come noi, che da sempre ci siamo dovuti rimboccare le maniche e “fare tutto da soli”, ora, grazie a questa condizione in cui siamo, grazie a questo magnifica esperienza, abbiamo anche imparato ad accettare i doni, gli aiuti, i contributi ringraziando di cuore ciò che ci arriva. Non è così facile e scontato ricevere, si è sempre bravi a dare e fare, ma crediamo che sia fondamentale anche ricevere per un equo scambio e sana convivenza.

Oltre ai doni materiali, in questo viaggio stiamo facendo anche pulizia: le amicizie….quali, quante, quale qualità hanno…chi sono quelle persone che ci scrivono per sapere come stiamo, chi sono quelle persone che ci chiamano e che si interessano davvero a noi e a cosa facciamo, quali sono le persone che invece ci spiano senza farsi vedere…..magari criticandoci..

I viaggi cambiano, ci cambiano, ci crescono, ci aprono la mente e gli occhi, torniamo diversi, sempre diversi da come siamo partiti…e noi non abbiamo paura di dire addio a qualcuno e dare il benvenuto a qualcun altro per far si che le affinità siano sempre più in sintonia con i nuovi noi stessi.

Il viaggio continua.

Valentina e Omar

 

Da isola ad isola

La Sardegna è una terra variegata, oltre ad avere un mare stupendo, ha anche un entroterra che accontenta i viaggiatori come noi, amanti degli ampi spazi incontaminati, del silenzio, del contatto con l’immensità della natura. Ci siamo addentrati tra strade lunghissime e divertenti da parcorrere, con molte curve, sali e scendi non stancanti, colline, rocce, dune, alberi verdissimi e montagne alte, fichi e piante grasse di vario genere, abbiamo visto le grotte di San Giovanni, ora sono chiuse al traffico ma ci siamo addentrati per un km al buio e l’atmosfera era simile ad un film di avventura. Per due giorni consecutivi appuntamento fisso alle 15 con il temporale, ci siamo riparati insieme alle pecore in una stalla e poi di nuovo in sella, giù fino a Portovesme per traghettare a Carloforte.

Ecco l’isola dei genovesi, qui infatti si parla un antico dialetto genovese e abbiamo mangiato la pizza col tonno e il pesto per festeggiare i nostri 60 giorni di viaggio..e come dolce i canestrelli tipici carlofortini. L’abbiamo girata tutta in due giorni, da nord a sud, da ovest a est, abbiamo visto il centro, piccolo e carinissimo, l’oasi Lipu e il faro di Caposandalo, le saline, i fenicotteri, le vecchie miniere e….insomma…ci siamo stupiti e divertiti a scoprire questa piccola isoletta selvaggia e ricca di particolari.

Il viaggio continua.

Valentina e Omar

Ospiti del topolino Bosi

Da Porto Torres ad Alghero abbiamo percorso strade sterrate seguendo il percorso segnalato su Sardegna ciclabile, da Alghero abbiamo fatto tutta la costiera fino a Bosa Marina che ci ha stupiti nella sua semplice bellezza: il centro città e le case tutte colorate sotto al castello, il fiume e il porto, la zona balneare e…le onde. Quando siamo arrivati il vento ci spostava le bici e le onde erano altissime e si infrangevano sugli scogli…uno spettacolo! Proseguiamo la strada e ci cattura una stradina… é lì che poi ci fermiamo e ci accampiamo per due giorni, sentendoci a casa. Un container modificato e abbandonato, ma abitato da un piccolissimo e simpatico topino, lo conosciamo e ci dice che si chiama Bosi, da li ci dà il permesso per alloggiare con la nostra tenda accanto a lui con una meravigliosa vista mare. Abbiamo fatto fatica a lasciare questo posto, facciamo colazione e dopo aver dato a Bosi i biscotti, lo salutiamo e ci dirigiamo verso il sud della Sardegna. 

Il viaggio continua.

Valentina e Omar.

 

Cambio di direzione

Flessibilità, apertura, carpe Diem. Questi sono alcuni valori fondamentali per noi, del nostro modo di affrontare la nostra avventura in Italia in bicicletta. Abbiamo girato 9 regioni, le abbiamo vissute giorno per giorno, minuto dopo minuto per strada, vedendo il bello e il meno bello, le potenzialità e i difetti. Quando siamo arrivati a Taranto ci siamo dovuti fermare e cambiare direzione. Erano ormai due giorni che studiavamo il modo per evitare la E90 (unica strada per raggiungere la Calabria, con ogni mezzo) ma quando forze maggiori si mettono in moto tutte assieme e ti bloccano la strada, allora forse non è proprio la cosa migliore continuare ad insistere. Cambiare direzione è una scelta coraggiosa, dopo un po’ che ci sbatti la testa diventa l’unica scelta. Viaggiare in due vuol dire tutelarsi, rispettarsi e ascoltarsi. Il nostro obiettivo non è cambiato, la nostra direzione si, siamo saliti a Genova con un bus, abbiamo poi preso una nave per Porto Torres e ora giriamo tutta la Sardegna in bici.
Sardegna. Che terra Magica. Dal primo momento è stato amore. Posti incantevoli e tanta tanta libertà, in mezzo alla natura, che ha il suo spazio, che è immensa, dove l’uomo a confronto si sente piccolo, veramente piccolo.

Buone pedalate.

Il viaggio continua.

Valentina e Omar.

Incontro ravvicinato col Branco

Nella foto si può vedere un nostro accampamento e la tasca interna dove teniamo di notte la pistola al peperoncino per difenderci. (midifendo.it)

Ebbene si, dopo più di un mese da quando siamo partiti è successo un evento molto spaventoso e spiacevole: siamo stati attaccati da un branco di cani randagi! Meno male che eravamo armati con le pistole al peperoncino di midifendo che ci hanno permesso di scappare e seminare i sei cani!

In questo viaggio noi siamo in completa autonomia, abbiamo la tenda, il fornello, le pentole, tanto spirito di adattamento, tanta creatività per risolvere i problemi e gli imprevisti che ci sono capitati durante questi km di pedalate….e da quando siamo in Puglia ci siamo scontrati anche con il problema dei cani randagi. Quando stavamo raggiungendo Vico del Gargano è successo nuovamente, un rottweiler, è uscito dal cancello e ha iniziato ad inseguirci, cercando di morderci la gamba, meno male che poi è passata una macchina e lui si è fermato.

Martedì 7 agosto, dopo aver sorpassato Gallipoli, verso le 18.30 ci siamo spostati verso una stradina di campagna, in mezzo agli ulivi per trovare un posto dove accamparci e passare la notte. Io mi sono fermata a fare alcune foto, mentre Omar ha continuato la strada, poco dopo sento in lontananza dei cani abbaiare…resto un po’ in allerta e guardo in lontananza se Omar arriva…e di colpo sento gridare “vai vai vai! prendi la pistola!!” io salto in sella e pedalo, un po’ tremante riesco a prendere la mia pistola di midifendo e quando Omar mi raggiunge sparo due colpi verso di loro! Il liquido esce e i due cani si fermano, continuiamo a pedalare fino ad uscire nella strada principale e confonderci col traffico e seminare gli ultimi due! Che spavento! Più avanti ci fermiamo a riprendere fiato e Omar mi spiega che in quella stradina è passato accanto ad una casa abbandonata e pericolante, senza recinzioni e mentre la stava superando ha attirato l’attenzione di 6 cani che hanno iniziato ad abbaiare, ringhiare e a corrergli incontro! Lui subito ha girato la bici e ha iniziato a pedalare, questi cani erano incattiviti, essendo randagi erano sicuramente affamati, assetati e forse maltrattati, si sono avvicinati alla bici e uno ha preso la caviglia di Omar, lui ha istintivamente preso la pistola al peperoncino e ha sparato contro di loro e da li siamo fuggiti insieme verso la strada principale, seminando gli ultimi due.

Prima di partire abbiamo voluto tutelarci con le pistole di midifendo.it perché già ci avevano avvertiti che al sud c’era il problema dei cani randagi. Queste pistole durante il giorno le tenevamo sempre nel borsello anteriore della bici, proprio a portata di mano, alla sera le portavamo in tenda nelle tasche interne. Ci è anche successo, un paio di sere, di andare a controllare con la pila il territorio circostante perché sentivamo dei rumori, e la pistola era sempre con noi, perché ci da sicurezza! Il fatto che non sia una vera e propria arma letale ci rende tranquilli nell’utilizzarla, infatti il getto spara a 3 metri di distanza e agisce per un’ora, tempo che ti permette di fuggire come nel nostro caso. Speravamo di non utilizzarle ma siamo contenti di esserci mossi preventivamente per quanto riguarda la difesa personale e possiamo essere contenti per l’ottima qualità del prodotto, infatti è piccola, leggera, facile e istintiva da usare nel momento del bisogno e di panico! Io che sono una donna, la consiglio vivamente, infatti sono riuscita ad usarla anche se ero un po’ spaventata dalla situazione! Noi che siamo viaggiatori autonomi, quindi non ci appoggiamo alle strutture, la consigliamo a tutti! Prima di tutto la sicurezza!

Ringraziamo anche lo staff di midifendo.it che ci assiste e si premura di fornirci le pistole al peperoncino!

In questa foto si può vedere la pistola al peperoncino che abbiamo usato, i preparativi che facciamo quando ci accampiamo e la tasca dove la posizioniamo.

Il viaggio continua.

Valentina e Omar

Un soffio, una vita

Stavamo pedalando nella statale 16 perché il lungo mare era finito… Un camion suona e ci sfreccia vicinissimo… Era blu, era lungo, era grosso… Ho preso tanta paura che le lacrime hanno iniziato a gonfiare i miei occhi e continuavo a pedalare perché non c’era spazio per fermarsi… Ma l’unico desiderio era fermarmi, scendere dalla bici e lanciarla via, lontano, smettere quella tortura, lasciare quella strada e andare al sicuro. Le lacrime correvano… Ho visto in un secondo me e Omar a terra, schiacciati tra il muro della montagna a destra e le ruote del camion a sinistra. Basta poco, basta davvero poco per frenare tutto, per fermare tutto, per mollare tutto, per distruggere famiglie intere e far calare il buio gelido. La gente comune non viene scortata mentre fa cicloturismo, la gente comune non sa cosa vuol dire rischiare la vita mentre si sta seduti su una sella e si fanno girare le gambe, mentre occupi una minima parte della strada pedalando dietro al tuo compagno di avventura. La gente comune non sa se non prova a stare dalla nostra parte, nei nostri panni.

Ho avuto paura. Tanta paura di perdere Omar e di morire sotto le ruote di quel camion. Non è giusto! 1,5 metri di distanza dai ciclisti è la legge e POCHI la rispettano. Per me non finisce qui! Non c’è giustizia, sono una formica in confronto a loro, la strada è la stessa e magari anche la destinazione, ma le velocità sono diverse e i pesi sono diversi. Ma la Vita è la stessa, la mia e la tua che stai seduto in macchina e guidi come se fossi in pista. La Vita va Rispettata, è Sacra.

Auguro a tutti voi che correte veloci in macchina, in moto, in autobus o camion, vi auguro di provare a pedalare anche solo 10km e mettervi nei panni di chi ha solo due pedali su cui spingere e tanto rispetto per la vita e amore per se stesso. Vi auguro di PROVARE sulla vostra pelle cosa si prova a vedere la morte in faccia, a vedersi calpestati e uccisi. Per cosa poi? Basta rallentare e passare con una certa distanza e moderata velocità. In cambio di un paio di vite non sulla coscienza.

E ripeto, per me non finisce qui. A costo di pedalare con un pezzo di ferro orizzontale di 1 metro e mezzo di lunghezza per tenervi a giusta distanza da me.

Il viaggio continua.

Valentina

Girotondo di Anime


Il mare, le colline, il cielo e il sole
stare insieme in questo libro aperto
vivere insieme questo mondo che
gira, fluisce, va, continua la sua strada;
noi siamo i protagonisti di questa vita
la nostra storia, i nostri passi, i nostri respiri
le nostre emozioni, tutte le nostre emozioni
con i nostri sorrisi, i nostri pianti, le nostre risate, 
i nostri scherzi e i nostri balli sotto le stelle,
le nostre carezze, i nostri sapori variegati,
i nostri colori e le nostre sfumature,
che vita magica, 
viaggiare ogni giorno è il più bel regalo che potessimo farci.
Ti Amo ogni istante, Ti Amo come si ama il mare, 
con la sabbia e tutti i suoi granelli compresi, 
Ti Amo quando sei limpido e calmo, 
Ti Amo quando ti agiti e ti infrangi negli scogli,
Ti Amo. Come sei, perché sei, Ti Amo.

Con Amore, Valentina.
 



Il momento di crisi



E comunque sia dev'esserci la crisi, 
il momento critico che ti ferma, 
che ti blocca, anche solo momentaneamente,
quel momento in cui
ti senti paralizzato, ti senti impacciato
nelle sabbie mobili, 
in mezzo al bivio.

Ma che meraviglia!
Che grossa fortuna questa situazione!
Tutto ciò ti permette di spingere, ancora più forte
con tutte le tue forze
per ripartire, per andare
ancora più forte e più veloce di prima
ancor più consapevole e fiero...
di te. 

La crisi deve esserci, 
la fatica deve esserci,
il pianto deve esserci, 
la quasi resa deve esserci, 
il vuoto in apnea deve esserci;

serve tutto, 
per andare avanti,
per superare e diventare più forte di prima.

Non si molla perché fa tutto parte del gioco.
Non si molla perché la crisi è crescita.
Non si molla perché le difficoltà aiutano,
se viste e vissute in quest'ottica 
ti permettono di vincere.
Che cosa?
Un tuo limite.

Il viaggio continua.
Valentina 

Puglia live on the road

Lesina, primo approccio con la Puglia. Siamo entrati in questa terra dai mille contrasti e ci siamo subito dovuti modellare a lei. In questo articolo vogliamo però soffermare l’attenzione sulle persone che abbiamo avuto la fortuna di incontrare (più o meno casualmente) e soprattutto il piacere di stare con loro. Alberto il proprietario del B&B di Lesina ci ha accolti e abbiamo parlato del territorio, dei pregi e difetti, una sorta di introduzione che poi abbiamo approfondito nel resto del libro…libro che leggiamo e scriviamo ogni giorno, pedalata dopo pedalata, esperienza dopo esperienza.

Ci siamo addentrati nel Gargano, lo Sperone d’Italia, dopo aver fatto un pezzo della costa ci siamo immersi con molto piacere nella Riserva Naturale della Foresta Umbra, pace, calma, suoni, i raggi del sole che escono timidi tra le fronde dei faggi..foresta Umbra = foresta ombrosa, cupa. Attraversarla in bici è stato molto affascinante, un tuffo in un’altra dimensione. In un paese lì vicino, Vico del Gargano, siamo stati ospiti da Giovanna, Irene e il bellissimo cucciolone Nobu, dove abbiamo condiviso una cena e tante belle parole, uno scambio arricchente e profondo, non ci hanno lasciati andar via senza miele e olio, se non avessimo detto di no, avrebbero continuato a regalarci prodotti della terra con molta molta generosità e bontà di cuore.

Abbiamo visitato il Monte Sant’Angelo dove c’è la grotta delle apparizioni del nostro tanto affezionato San Michele Arcangelo, il quale ogni giorno ci protegge per le strade trafficate e talvolta spaventosamente pericolose, siamo scesi fino a Manfredonia dove Luigi ci ha aperto e accolti nel giardino del suo B&B Santa Lucia, un posto veramente bellissimo, vista mare, foresta alle spalle, ma soprattutto protetti. Quella sera non eravamo tranquilli in quella zona e abbiamo chiamato lui (cercando un B&B nella zona) chiedendo ospitalità…così è stato, ore 21 passate, lui è arrivato e ci ha accolti.

Persone splendide a colmare le lacune visive che purtroppo incontriamo nei nostri spostamenti…persone meravigliose che ci offrono l’anguria e ci regalano due meloni mentre siamo in una panchina a fare la nostra pausa pranzo…persone mai viste prima, persone che si aprono a noi e ci donano ciò che hanno.

Massimo, Beppe e Clelia ci hanno ospitati a Trani in un palazzo al 7 piano, abbiamo cucinato assieme, condiviso racconti e una buona spaghettata…abbiamo dormito benissimo, nel pavimento del salotto nei nostri materassini gonfiabili….e le persone si stupiscono del nostro modo minimal che abbiamo di viaggiare….di vivere…

Quando si è lontani dalle proprie mura domestiche, dalle proprie certezze, quando ogni giorno cambia tutto attorno a te…ti rendi conto che basta poco, davvero poco per stare bene e apprezzare anche un pezzo di pane condiviso con altri amici e la passione per la bicicletta ci unisce in un’unica Grande Famiglia.

Il viaggio continua.

Valentina e Omar

Marche e Abruzzo ciclabili

Nelle Marche abbiamo visitato Macerata, Recanati dove è nato il grandissimo Leopardi e poi Loreto dove è custodita la “casa volante” della Madonna “nera”. Borghi bellissimi e molto particolari, ognuno con il suo carattere e bellezze. Abbiamo così lasciato l’entroterra per accostarci al mare dove da Porto Recanati in poi abbiamo percorso dei bellissimi e lunghissimi tratti di piste ciclabili a doppio senso con a parte la corsia per i pedoni. Abbiamo fatto il bagno e dormito sulla spiaggia, visto il tramonto e l’alba. Siamo poi saliti a Ripatransone dove abbiamo mangiato le olive ascolane e i cremini…(libidine) siamo passati per il vicolo più stretto di Italia 43 cm e siamo poi scesi di nuovo sulla costa.

Abbiamo fatto un assaggio di Amartice contribuendo con l’acquisto di ottimi prodotti di famiglie e aziende messe in difficoltà dal terremoto.

Da qui in poi siamo passati nell’Abruzzo e ci ha stupiti molto perché i lunghi mare che nelle Marche erano appartenenti solo alla città balneare, qui invece erano quasi tutti collegati con dei ponti esclusivamente per le bici e pedoni, senza così correre rischi inutili nella strada statale, ed è stato bello vedere la qualità della struttura e la fruizione da parte di tantissime persone.

Manca un po’ di buona educazione dei pedoni e dei ciclisti per una buona convivenza 🙂 ovvero insegnare a guidare ed essere prudenti in queste ciclabili rispettando delle semplici regole.

Il viaggio continua.

Valentina e Omar